Perchè Sismondi

PERCHE’ LABORATORIO di STUDI RURALI SISMONDI

di Luciano Iacoponi

Le opere

La fama mondiale di Jean-Charles Léonard Simonde de Sismondi (1773-1842) è soprattutto legata alle opere storiche e di economia generale. La “Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo”, pubblicata in 8 volumi dal 1807 al 1809, è di grande valore storiografico, perché non riguarda solo fatti militari e dinastici, ma anche la vita culturale, politica e socioeconomica, temi ripresi nella “Storia della rinascita della libertà in Italia, dei suoi progressi, della sua decadenza e delle sue cause”, pubblicata nel 1832. Minore successo arrise alla “Storia dei Francesi”, uscita in 38 volumi tra 1821 e 1844. Avviato in gioventù agli affari, S. si interessò all’economia anche facendo l’agricoltore a Valchiusa e tenendo lui stesso la contabilità di fattoria. Infatti già nel 1803 pubblicava “Della ricchezza commerciale” e con Say divenne primo divulgatore sul continente europeo della “Ricchezza della nazioni” di Smith. L’opera di economia più importante e più nota di S. sono i “Nuovi principi di economia politica, ovvero della ricchezza nei suoi rapporti con la popolazione”, la cui prima edizione uscì a Parigi nel 1819 e la seconda, sempre a Parigi, nel 1827.

Per il riperimento on-line delle opere di Simondi si rimanda al sito dell’Associazione di Studi Sismondiani http://sismondiani.humnet.unipi.it/it/

L’influenza del suo pensiero

Storici del pensiero economico ed economisti generali, pur vedendo in S. un irrisolto conflitto fra logica fisiocratica “di circuito” (cui si ispirò il “Tableau”) e logica classica “di mercato” (cui si ispirò “De la richesse”), mettono in risalto la critica di S. allo sviluppo capitalistico il quale, incontrando nella sua diffusione ostacoli di tempo e di spazio, comprime l’economia dei paesi arretrati e deprime il benessere degli operai in quelli sviluppati. S. è perciò ritenuto l’anticipatore dell’umanesimo economico cristiano sociale e di un socialismo romantico, piccolo borghese e contadino; poiché S., come Malthus, negò validità alla legge degli sbocchi di Say, fu il sostenitore di una politica che, contrapponendo l’interesse “pacato e permanente di tutti” all’interesse “effimero e violento del singolo”, mirasse alla “massima felicità dei membri della società in uno spazio determinato”. Marx vide in S. un epigono dell’economia classica e Lenin dedicò a lui il saggio sul “romanticismo economico”. Per altri studiosi invece S. portò a sintesi le logiche di circuito e di mercato in uno schema complessivo dove la produzione della “ricchezza commerciale” convive con la riproduzione della “capacità di lavoro” e della “ricchezza territoriale”, entrambe espressioni del fattore primario di produzione: la vita. Le due logiche si conciliano nella doppia ottica globale e locale: la prima per produrre la ricchezza materiale; la seconda per riprodurre le risorse naturali e le istituzioni, le cui configurazioni spazio-temporali rivelano caratteri di transitorietà, relatività e storicità, interpretabili con approcci reticolari, cognitivi e prospettici.

Perchè Sismondi

Botanico, agronomo, agricoltore, georgofilo, politico progressista, economista agrario e generale, sul piano concettuale S. anticipa le politiche europee dello sviluppo rurale e dello sviluppo sostenibile territoriale e, sul piano teorico, è il precursore delle teorie neo istituzionali e degli approcci complessi dell’economia nei suoi rapporti con l’ambiente.